L’abbazia di Lorsch


Nel 765 Crodegango nominò abate di Lorsch (presso Worms) il fratello Gundelando e nel 772 Carlo Magno proclamò l’abbazia reale e la pose sotto la sua protezione; quando costruisce questa abbazia era ancora re, ma i lavori so protrassero sino all’ottavo secolo; oltre ad ospitare molti monaci l’abbazia costituiva una vera e propria città circondata da mura e all’interno si trovava l’abbazia vera e propria, in questo caso di grandi dimensioni, dedicata a San Nazzario di cui erano state portate le reliquie da Milano; è una chiesa che non mostra particolarità dal punto della tipologia edilizia; era priva di transetto ed era costituita da tre navate articolate in pilastri e comprese tra un coro rettangolare ad est ed un’imponente edificio con due alte torri fiancheggiate da blocco centrale ad ovest. In origine era conclusa da un’abside in seguito sostituita da una abside a livello della navata (questo cambiamento è del IX secolo). La chiesa possedeva un’atrio (lunghezza 25 metri), sul cui lato occidentale si apriva un’ingresso fiancheggiato da due torri (aggiunte probabilmente nel 1090); ciò che contraddistingue questo chiostro è la presenza di un’edificio isolato che porta all’atrio interno, ovvero la torhalle o königshalle (significa sala del re), una sala riservata all’imperatore o personaggi importanti che che venivano ospitati nell’abbazia, anche se la datazione è dubbia.
Costituito da un nucleo centrale porticato mentre dai lati corti si trovavano delle torri scalari  rotonde che portavano alla zona superiore; si impone per la policromia del trattamento murario tramite l’uso di piastrelle ed elementi geometrici che rimandano ad esempi tardo antichi (seguendo il desiderio di ripensamento della tradizione romana), nella parte inferiore le arcate che formano volte a crociera poggiano su pilastri di sezione rettangolare (ai quali si addossano semicolonne, sorreggenti un’architrave ornato), che evocando l’arco di Costantino a Roma, l’unico a tre fornici (anche se potrebbe ricordare anche quello di Septimnio Severo). Il prevalente cromatismo non riesce a risolvere la sostanza della massa in pura superficie di colore, in quanto lo schema strutturale appare in tutta evidenza in quanto sottolineato da cornicioni scolpiti, lesene e semicolonne con capitelli compositi. 
Alla zona tripartita inferiore corrisponde in quella superiore una loggetta cieca formata da nove strette campate; formate da strette paraste di tenue spessore coronate da capitelli ionici all’antica e coronate da piccoli frontoni cuspidati. Questi elementi triangolari non di facile interpretazione, si possono spiegare pensando che se si tratta di un momento storico in cui si cerca di accontentare il papa con la ripresa di elementi romani e dall’altro si utilizzano anche elementi della tradizione locale, quindi è probabile questo sia la trasposizione lapidea di elementi locali lignei (una via nuova).
Perché questo edificio sorgesse isolato, la spiegazione si trova nelle chiese romane di età costantiniana, ma dinnanzi alla chiesa di san pietro c’era un’edificio simile che precedeva le basiliche importanti, come a San Lorenzo fuori le mura. Anche i capitelli ricordano quello ionico.
Anche l’interno riprende temi antichi con una architettura basata su elementi proporzionali, che entrano in rapporto con le partiture sovrastanti; questo interesse è spiegabile con l’interesse del trattato di Vitruvio, questo è dovuto al culto verso questo testo operata da Eginardo (personaggio importante nella corte carolingia).
L’uso delle torri in facciata è di età romanica non carolingia, in origine era molto massiccia ed era chiamata castellum, dietro un secondo atrio posto all’incrocio dei due assi, spazio scoperto chiamato paradisus. 

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