Complesso palazziale di Aquisgrana


Aquisgrana venne scelta nel 794 come città stabile per Carlo, al confine tra Germania e Olanda, una città ben posizionata e cara a Carlo Magno perché vi a trascorso l’infanzia e anche perché l’area è ricca di sorgenti termali con efficacia terapeutica, diventerà il palazzo principale e la città capitale di tutto l’impero. L’area scelta era occupata da l’insieme che formava il palazzo imperiale, dagli annessi e dalla cappella palatina.
I dati iconografici desunti dai rilievi permettono di verificare che i costruttori definirono le dimensioni dell’impianto generale e dei singoli edifici sulla base della misura del piede drusico o carolingio; questo era di 33 cm, una unità di misura che viene assunta come riferimento e moltiplicata per i numeri delle sacre scritture (3,7,12 che sono quelli del Libro dell’Apocalisse), secondo diversi studi l’impianto generale era articolato attraverso un sistema modulare che aveva come unità base figure semplici come il quadrato, quindi tutto la zona del palazzo è suddivisa in tanti quadrati all’interno dei quali sono messi altri quadrati, da ricordare è che l’impianto di questo complesso sono regolate da rapporti proporzionali basati su moduli di base che sono dei quadrati, ottenuti moltiplicando il piede drusico per ottenere la lunghezza dei lati.
L’area è suddivisa da una serie di quadrati su cui si adagia la basilica regia, collegata alla cappella palatina attraverso una struttura molto lunga, che porta ad un’atrio che precede la cappella palatina vera e propria, che assume pianta cruciforme grazie a delle costruzioni laterali. 
Le dimensioni dell’Aula Regia sono le uniche basate sul piede capitolino; la sua vasta sala rettangolare presentava un’abside occidentale e altre due conche laterali a nord e a sud; il su impianto triabsidato rimanda ideologicamente alla basilica di Massenzio.
Lungo il corridoio a due piani (di 120 metri) troviamo una sorta di tretrapilon a due piani con l’intersezione con un’altra strada che portava al palazzo vero e proprio, tale costruzione rappresenta il vero e proprio ingresso al palazzo (ricorda la disposizione della Chalkè, la porta costruita da Giustiniano, la quale univa il palazzo a Santa Sofia); questa struttura seguiva una procedura già diffusa negli ambienti monastici anche qui si creavano i nuclei principali religiosi collegato da strutture porticate o che collegavano con il palazzo del vescovo (posizionata in maniera più elevata), lo stesso troviamo qui.
Edificio rappresentativo è la cappella palatina, costruita da Odo di Metz, che presenta una serie di elementi che per un verso lo collegano al mondo antico ma per l’altro introduce una serie di novità ricavate dal linguaggio occidentale. L’intento di Carlo Magno era quello di edificare la sua cappella similmente ad una costruzione a pianta centrale, secondo il modello delle cappelle imperiali paleocristiane ed in particolare su quella di San Vitale a Ravenna. Si continua sulla scia di San Vitale affermando il rapporto con la struttura, non rallentato come in San Vitale, il visitatore non deve fare più un percorso tortuoso mediante l’accentuazione del senso di simmetria con l’accentuazione dei valori di massa (ormai diventati peculiari), questa attuazione sono inseriti alcuni elementi che la rendono particolare e la mettono in una posizione di distacco totale. Ovvero la presenza di questo corpo d’ingresso chiamato Westwerk; questo corpo occidentale è una invenzione completamente carolingia, si tratta di una struttura costituita da una piano terra che introduce in un’ambiente quadrato che funge da vestibolo che consente l’accesso a delle scale laterali e portano a livello del piano superiore, nell’ambiente quadrato era collocato il trono imperiale.
La pianta della cappella è formata da un prisma ottagonale centrale,  conclusa da una volta a padiglione ad otto spicchi sferici con tamburo finestrato; questo nucleo centrale è avvolto da un prisma esterno più basso, che ingloba un deambulatorio, la struttura muraria è realizzata con grossi blocchi di pietra accuratamente squadrati ed inframezzati da malta, infine riferimenti teologici sono stati desunti dalle dimensioni dell’edificio.
La partecipazione dei fedeli alla sacra liturgia avveniva con la distinzione in classi, il popolo e gli addetti al palazzo assistevano alla messa dal piano terra; nelle gallerie della zona orientale dell’ottagono si disponevano la corte e gli alti dignitari, mentre l’imperatore si posizionava sempre a questo livello ma in asse con l’altare del Santo Salvatore, nella zona occidentale dell’ottagono (cioè sopra l’ingresso).
Questa struttura si configurava all’esterno con una grande torre che diventa un’asse verticale che compete con l’altro della chiesa, questa composizione di masse toglie enfasi al corpo centrale, questa presenza introduce un’elemento di rallentamento in questo procedere dall’ingresso verso l’altare e in questo procedere viene attirato verso l’alto e diventa una pausa prima di arrivare all’interno; quello che viene preso ad esempio dalla architetture successive.
Sebbene il riferimento di partenza sia San Vitale, la cappella palatina di Aquisgrana si differenzia molto dalla chiesa ravennate, in quanto l’ingresso assiale e la chiara visione del sistema strutturale contribuiscono ad eliminare ogni residuo di illusionismo spaziale e a percepire uno spazio concreto, tridimensionale e funzionale. Inoltre a Ravenna tutte le parti dell’edificio convergono lungo l’asse centrale, mentre ad Aquisgrana l’asse centrale è indebolito dalla presenza del westwerk.
Data dal fatto che la struttura si presenta in maniera semplice e non nasconde niente. Nella cupola sono raffigurati il Cristo con i discepoli e l’imperatore si dispone in una posizione intermedia. 16 sono i lati mentre il nucleo centrale sono ottagonali poi in alzato emerge soltanto l’ottagono, all’esterno i vari volumi sono differenziati tra loro di dodici piedi. Le volte sono triangolari e molto chiare rispetto a San Vitale.

1 commento:

  1. "I dati iconografici desunti dai rilievi..."
    Di quali rilievi si tratta, ci sono scavi archeologico pubblicati? Qual'è la fonte per la ricostruzione del complesso palazziale?

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